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E poi trent’anni è anche l’età che avevano i nostri genitori quando noi eravamo bambini, ieri, quando li guardavamo con quello sguardo di fanciullo che va dal basso all’alto, come uomini e donne, non come adolescenti. Talvolta, avevano già concluso un periodo della loro vita, credevano sinceramente scomparsa la loro gioventù, soprattutto in un’epoca più severa della nostra.
E noi, che ci ricordiamo di noi stessi e di quello che erano loro, ecco abbiamo la loro età, in un lampo.
Ecco, si stabilisce il cambio, quando noi prendiamo completamente il loro posto, li continuiamo, quando noi siamo loro, e quando l’infanzia è completamente abbandonata.
Tutto questo nello spazio d’un attimo; tanto per loro quanto per noi.
Quelli che muoiono dopo la trentina non sono consolidatori, ma fondatori. Portano al mondo lo scintillante esempio della loro vitalità, delle loro conquiste. Frettolosamente, accennano qualche strada al lume della loro gioventù sempre presente. Abbagliano, interpretano, meravigliano. Dio, nella sua apparenza terrestre, ha scelto di essere simile a questi esseri, di morire all’età di Alessandro.
Intorno a voi, uomini e donne, avete conosciuto apparizioni simili, un poco esaltanti, un poco misteriose. Bruciano la loro vita, talvolta quella altrui, ma danno la fiamma, l’avvenire. Non si immaginerebbe Alessandro vecchio e saggio, legislatore dell’Oriente: la sua parte sta nel mettere di fronte l’Occidente e l’Oriente. Dopo di che, sbrigatevela da voi.
Tali sono gli esseri che scompaiono prima delle menomazioni, prima dell’equilibrio, prima della riuscita. Non sono venuti a portare nel mondo la pace, ma la spada.
Tratto da:
Robert Brasillach – I Sette colori – Ciarrapico Editore
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