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Non bisogna credere che i radical-chic siano tutti uguali. Appartengono tutti al grande gruppo della sinistra, ma i loro portamenti mutano da individuo a individuo, il che li pone in sottogruppi, ognuno dei quali ha caratteristiche ben precise. Questo per la semplice ragione che i radical-chic non sono strutturati per muoversi in solitaria e hanno,quindi, bisogno di non sentirsi isolati.
Non bisogna credere che i radical-chic siano tutti uguali. Appartengono tutti al grande gruppo della sinistra, ma i loro comportamenti mutano da individuo a individuo, il che li pone in sottogruppi, ognuno dei quali ha caratteristiche ben precise. Questo per la semplice ragione che i radical-chic non sono strutturati per muoversi in solitaria e hanno,quindi, bisogno di non sentirsi isolati.
Per entrare più nello specifico, ci sono quelli, meglio però dire, al momento, quelle, dato che sto per riferirmi a donne dello spettacolo, che amano dimostrare d’essere alla mano, il che equivarrebbe ad accorciare le distanze tra loro e i poverini che in televisione non ci possono andare e che devono accontentarsi di fare il pubblico per tutta la vita. Prendiamo Victoria Cabello che conduce “Victor Victoria”. Ospite Veltroni, a un certo punto lo invita a ballare. Già, ma ballare così non significa niente: allora si toglie le scarpe, gli monta sui piedi e si fa portare da lui. Ah, che gesto democratico togliersi le scarpe! Non lo facciamo anche noi, a casa nostra? Visto? Distanze azzerate! Oppure si prende a spallate, sempre la Cabello, con un altro ospite e nella foga finisce per terra: anche qui, vuoi mettere la spontaneità, la mancanza di superbia? Mica come certe starlette che hanno la puzzina al naso sol perché stanno davanti a una telecamera! No, lei è una del popolo, esattamente come Asia Argento che a “X Factor” non si fila nessuno e parla fitto fitto con Morgan, il suo ex marito, e, quando glielo fanno notare, ride compiaciuta. E pare che pensi: «Oh, finalmente l’avete notato, vero, che faccio come una ragazzina che a scuola conversa con l’amichetta sotto lo sguardo perplesso dell’insegnante? E perciò avrete pure notato che in fondo io mi ritengo una di voi». Strano che non si sia seduta all’indiana sulla poltroncina: fa essere così fuori dalle regole!
A un’altra tipologia appartiene Daria Bignardi, sempre allegra e
disponibile con tutti… Beh, proprio con tutti no, ma con coloro che sono politicamente vicini a lei certamente sì. Arriva Enzo Jacchetti e, gira che ti rigira, ecco la domanda fatale: «Ma in Italia c’è un conflitto di interessi?» Una domandina con risposta incorporata, buttata lì con
nonchalance da una conduttrice, quale lei è, che si sente un’intellettuale fin nel midollo, ma guai darlo a vedere: la gente comune ama chi ha i calli sulle mani, non chi se la tira da mente fina… E lei sta con la gente comune. E dunque diamo addosso a Berlusconi o a Bossi, affamatori di popoli: due nomi, un’ossessione. Suo suocero era, invece, ossessionato da un unico nome: Calabresi… Come si sia liberato dell’ossessione e dell’uomo lo sappiamo bene: lo dice una sentenza.
Poi ci sono i radical-chic di professione “comici”. Uno per tutti: Gene
Gnocchi che, appena può, spara a palle incatenate contro la destra, ma mai con livore, infatti ha sempre la bocca segnata dal sorriso. Figuriamoci, mica è cattivo! Insomma, se la canta, se la suona e se la ride. Anche il pubblico in sala ride (quello a casa non fa una piega, ma che importa?).
Del resto, vuoi non ridere con Gnocchi tu che sei di sinistra come lui?
Sarebbe un’offesa imperdonabile…
Degli intellettuali radical-chic non vogliamo dire niente? Diciamo,
diciamo… A loro non interessa piacere al popolo: per loro è sufficiente
sapere che è per il popolo che stanno lavorando e che è ancora al popolo che pensano da mattina a sera, anche quando frequentano i salotti bene della Roma miliardaria. Li guardi e li vedi schiacciati dai problemi, glieli leggi addirittura in faccia i problemi del mondo: però la soluzione per risolvere tutto ce l’hanno e, tra una tartina al caviale e l’altra, la espongono al vicino di buffet, che ascolta estasiato. Il popolo, invece, non li ascolta e questo li fa maledettamente soffrire, perché amano il popolo e vogliono la sua felicità. A patto che non chieda metà di quella tortina al caviale che stanno gustando…
Federico Midgar - Linea, 11 novembre 2009
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