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Laboratorio Area 27

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sabato 24 febbraio 2007

CRISTIAN PERTAN

Nato a Trieste il primo giugno 1974 da famiglia istriana originaria di Pizzudo, frazione di Materada nei pressi di Umago, costretta a lasciare la casa e la terra degli avi a seguito delle persecuzioni delle bande partigiane jugoslave nel 1943-45. Morto a Trieste, all’alba del primo gennaio 2005, in un tragico quanto assurdo incidente di moto.  E’ oggi sepolto a Materada, nella sua amata Istria, la “terra rossa” da lui cantata.

CURRICULUM MILITARE
del Capitano paracadutista Cristian Pertan

1993 - Presta servizio di leva preso il 9° B.tg d'assalto Col Moschin
1994 - Entra all'accademia militare di Modena
1996 - Terminata l'Accademia viene nominato sotto tenente di fanteria e  trasferito a Torino presso  la Scuola mIlitare di applicazione.
1998 - Viene nominato Tenente dei paracadutisti
1999 - Termina la scuola di applicazione a Torino e viene assegnato al 183° B.tg paracadutisti  “Nembo”

Dal 1999 al 2004 partecipa attivamente a varie missioni nei Balcani (Bosnia - Kossovo) in qualità di Comandante di plotone prima e, successivamente al  conseguimento dei gradi di Capitano, il primo settembre 2003, a Comandante di compagnia.

Nel giugno 2004 viste le grandi doti attitudinali e il  fortissimo spirito di cameratismo, viene trasferito presso la scuola Militare di Paracadutismo di Pisa in qualità di Capo Sezione Addestramento.


Il mito del “Boccia”

Cristian Pertan, da tutti conosciuto con l’affettuoso appellativo di “Boccia”, oltre che ufficiale della “Folgore” aveva molti interessi e in tutti profuse il suo grande amore, lo struggente sentimento, che lo legava alla “terra dei Padri” : l’Istria italiana. In tutti i luoghi e in tutte le circostanze profondeva il suo impegno di patriota per far conoscere la storia, il dramma e le meraviglie della terra istriana, giuliana e dalmata.

Alla sua terra dedicò delle poesie che divennero canzoni, musicate e cantate insieme all’amico e camerata Nello Gatta, con il quale formò il gruppo dei “Non Nobis Domine”, portate di giro per l’Italia, in decine di concerti. Grandissimo tifoso della Triestina, lo si riconosceva in qualsiasi stadio proprio per la sua bandiera blu con la Capra, simbolo dell’Istria… Anche in questo modo ha insegnato a centinaia di giovani a conoscere e amare quella bandiera.

Accompagnava “per mano e con affetto” gli amici  e tante altre persone a conoscere e apprezzare quelle terre italiane ormai quasi dimenticate e con i nomi stravolti dalla barbarie slava. Insegnava e tramandava, con i racconti e le canzoni, i tragici eventi che colpirono gli italiani invitando a recarsi sulle Foibe, anche quelle ancora “nascoste” dai governi sloveni e croati, e porgendo a tutti un fiore da gettare negli orridi carsici tomba di migliaia di italiani. Parlava correntemente la lingua veneta-istriana e stimolava i tanti giovani, figli o nipoti di esuli, a parlarla per non far morire quella parlata che fa parte della Tradizione e della Cultura italica.


Due poesie divenute canzoni

Canzone giuliana

A cinque chilometri il primo confine
Non posso scordare non era così
Quei giorni vigliacchi non furon la fine
Del sangue italiano che fu sparso qui
Ricordo i fratelli che non son tornati
Cantare spavaldi in quell’ultima ora
Tra piccoli boia di rosso ammantati
Il filo di ferro e la gelida bora
Sui corpi straziati poi l’erba ricrebbe
Ma torna al mio cuore un’eco lontana
La voce di uomini in grigioverde
Rimasti a morire su terra italiana

Sogniamo sempre l’Istria nobilissima
L’Istria di nuovo libera e redenta
Sogniamo sempre Fiume e la Dalmazia
In Italia e non in croazia

E per questa terra che invoca giustizia
Il nostro dolore non si è mai placato
Ma verrà il giorno di perfetta letizia
Quando il nostro popolo sarà tornato
Nei propri villaggi nelle sue città
Tra la terra rossa e l’azzurro del mare
Lucente nel sole a noi si offrirà
La terra che i padri ci fecero amare
Da sempre e per sempre è la nostra terra
Amore più grande di ogni forza umana
Dolore e grandezza nel cuore rinserra
La sua gente indomabilmente italiana

Sogniamo sempre l’Istria nobilissima
L’Istria di nuovo libera e redenta
Sogniamo sempre Fiume e la Dalmazia
In Italia e non in croazia.

È l’Italia del dolore, è l’Italia dell’amore,
sarà sempre Italia almeno nel mio cuore… 

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Terra rossa

Terra rossa terra mia
Quando sono andato via
Ho affidato a te il mio cuore
Ti ho giurato eterno amore
Casa mia terra mia
Terra rossa sangue mio
Rosso il sangue dei miei padri
Massacrati ed infoibati
Sangue il pianto dei miei padri
Esiliati ed umiliati
Terra e sangue ho nel mio cuore
Terra rossa dolce amore
Lacrime della mia gente
Terra rossa che non sente
Il dolore mai lontano
Del popolo istriano

Vojo tornar voglio tornare
Vojo tornar voglio tornare a casa mia!
Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
Terra rossa terra istriana terra mia terra italiana!
Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
Terra dalmata e giuliana terra mia terra italiana!

Questa terra ho nelle vene
Questa terra mi appartiene
Terra nostra per la storia
Nel mio sangue la memoria
Terra e sangue sempre uniti
Non possono esser divisi
Terra mia santificata
Con il sangue terra sacra
Questa è la mia religione
L’unità della Nazione
Religione insanguinata
Religione della Patria
Terra pazzamente amata
Terra mai dimenticata
Ogni vero italiano
È anche dalmata e giuliano

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Una canzone dedicata a Cristian

Scritta e musicata da Nello Gatta, suo camerata nella breve ma splendida esperienza dei “Non Nobis Domine”, questa canzone rappresenta il più degno omaggio della Comunità di fratelli che lo ha conosciuto, stimato, ascoltato e seguito per anni.


Ritorno in Istria

Colmiamo la coppa di freschi pensieri
Lanciamo nel cielo i nostri cuori neri
Colmiamo la coppa di dolci emozioni
Dei vólti più cari, di sogni e canzoni

Versiamo per terra i ricordi amari
Lacrime mai piante da riempire i mari
Leviamo le coppe al fratello che va
Giammai il nostro affetto lo abbandonerà

Stendiamo il suo corpo su un letto di fuoco
La notte rifulge trapunta di croco
Gridiamo il suo nome, affidiamolo al vento
Lo sussurrerà dolcemente in ogni silenzio

Il nome risuona tra i boschi ed il mare
La terra fremente lo sta ad ascoltare
E l’Istria sorride coi suoi mille fiori
Dai colli alle acque ravviva i colori

Di rosso e d’azzurro la Madre si adorna
Festeggia suo figlio che da Lei ritorna
Le voci dei Padri sussurrano in Istria
bisogna far festa, perché torna Cristian

Risuoni l’annuncio a Pizudo ed Umago,
A Buje, a Rovigno, a Fiume, a Pirano,
A Pola, a Cittanova, ad Abazia,
Pisino, Parenzo, Montona, fino in Ciceria

Milioni di voci sussurrano in Istria
Dobbiamo far festa, è tornato Cristian

 

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